F1 2020: “Papà, ma come si chiama quella macchina rossa?”

Anche in questo gran premio è intervenuto il “dio delle corse” offrendoci una gara interessante da guardare. Curioso riascoltare ad un anno di distanza l’inno di Mameli suonato per il Team di Faenza motorizzato Honda e di proprietà Red Bull. Ottima la prestazione di Gasly e Sainz che hanno corso gli ultimi 20 giri a ritmo elevato cercando la vittoria. Il loro distacco al 34° giro era di circa 4 secondi. All’arrivo si era ridotto a circa 1 secondo segno che hanno dato tutto quello che avevano. Interessante anche osservare la rimonta di Hamilton che, nonostante un mezzo largamente superiore agli altri, si è fermato al settimo posto dimostrando al mondo intero perché in Mercedes si sono opposti all’introduzione di gare a griglie invertite.

 

Ma la vera notizia è il tonfo del team di Maranello. Parlo di tonfo perché abbiamo visto sia problemi di affidabilità da team di seconda fascia (freni di Vettel) che gravi problemi di prestazione. Non considerando il palese deficit di potenza del motore Ferrari di quest’anno (probabilmente legato alle sanzioni secretate della FIA), negli ultimi tre anni le Ferrari erano sempre tra gli 0,8 e i 1,5 secondi al giro più veloci di Haas e Sauber Alfa Romeo. Adesso la prestazione è identica se non peggiore visto che l’ Alfa Romeo è stata davanti alla Ferrari sia a Spa che a Monza. Tutto ciò, di per se, è già molto grave.

Ma a peggiorare la situazione, a mio avviso, contribuiscono le dichiarazioni dell’attuale Team principal e di alcuni membri del suo staff per commentare i risultati delle ultime gare: “non abbiamo capito il motivo..,…dobbiamo analizzare i dati…,…non ci è chiaro perché…,…abbiamo molto da lavorare…” . Frasi usate sia per commentare le poche prestazioni positive (come ad esempio quelle di Silverstone), che le molte negative. Tutto ciò lascia al pubblico una sensazione di scarsa competenza e capacità.

Quanto accade oggi in Ferrari somiglia molto alla situazione che si creò in Williams del 2017 quando l’allora “Team Chief Technical Officer” Paddy Lowe (scartato dalla Mercedes a fine 2016), offriva al pubblico dichiarazioni molto simili nella sostanza a quelle odierne di Binotto e, a distanza di 3 anni, la Williams, dopo essere caduta in una grave crisi tecnica e prestazionale, non esiste più in quanto è stata venduta alla finanziaria Dorilton Capital.

La situazione economica e tecnica della Williams era comunque molto più critica di quella della Ferrari attuale, ma le prestazioni di quest’ultima nel 2020 e l’immagine del marchio che viene lasciata percepire dall’attuale gruppo dirigente, stanno affossando i valori ed i principi fondamentali su cui si fonda un brand prestigioso come quello di Maranello.

Facciamo adesso un gioco: supponiamo che per i prossimi tre anni la Ferrari venga gestita nello stesso modo in cui è stata gestita negli ultimi due.

Cosa ne sarà della Ferrari del 2024?

Molto probabilmente non vinceranno altri mondiali, ed il livello di prestazioni si potrebbe assestare tra il terzo ed il quinto posto nei costruttori (anche se quest’anno sarà probabilmente peggio). Sicuramente ci saranno dei profitti generati dai premi extra legati alla storia del marchio ed alla contestuale riduzione regolamentata dei costi, ma il bambino nato nel 2014 che una domenica pomeriggio del 2024 si affianca al suo papà per vedere un gran premio di F1 ad un certo punto gli chiederà: “Papà ma come si chiama quella macchina rossa che non vince mai?” a quel punto quel papà non saprà più cosa rispondere. Spegnerà il televisore e dirà: “Che ne dici se andiamo a farci un giro in bici?”

 

© Riproduzione riservata